Alberto, Alberto Fortis a Cremona, 19 dicembre. Ha presentato il libro di Dilda, un ospite della Fondazione Sospiro, insieme ad Alda Merini, Pacifico e altri. Un reading con musica. Il mio mito, saranno passati vent’anni, qualcuno in più, da quando mi impossessai, ad un concerto, del bicchiere da cui aveva bevuto - il buttafuori me l’aveva porto dicendomi: ‘ma dai, tu la faccia della fanatica davvero non ce l’hai’! Ero alle medie e avevo il poster di 'Fragole Infinite' sopra il letto, lui con il codino nero (‘che dondolando mi farà cantare’ .. invidiavo Rossana Casale). Il manifesto era appeso con le astine bianche a righe e, siccome non mi piaceva pulire la stanza, era un ricettacolo di polvere.. Ritorno al futuro, un salto. Quattro lustri e something; teatro Monteverdi, puntuale, ma in piedi, per i posti esauriti; ci sono tutti, la ‘toute Cremona’ intellettuale per sentire la signora Merini (come desidera essere chiamata), ma vedo anche le facce da Alberto Fortis, c’è quella che quando lui canta ‘Settembre’ fa un cenno al marito; e Giuseppe, è con le bambine, le ha portate a sentire il cantante preferito di Stefania, la loro mamma che non è più fra noi. Osservo la platea e realizzo: è lì, lui, il mio eroe musicale degli anni ’80, lui il governatore dei miei sogni di adolescente sospesi tra 'Demonio e Santità' e American dream. Lo guardo, lo sento parlare di angeli, del giogo del dogma e penso che sono contenta di aver avuto un mito così da ragazzina la profondità di quei discorsi mica la capivo, adesso mi metterei lì al tavolo di un bar, con un caffè, e mi ci soffermerei a fare discorsi esistenziali, magari anche strampalati Finisce la serata, tra alti e bassi, la drammaticità della signora Merini mi fa stare male, mi ha trafitto l’anima, ma io voglio intervistare Fortis, bisogna guardare avanti anche in questo viaggio a ritroso, no? Detto, fatto: il vantaggio dell’essere grandi. Gli stringo la mano: ‘piacere Isabella’. ‘Ciao, Alberto’. Io gli dò del lei: se i miti scendono fra i comuni mortali non si possono certo trattare con estrema confidenza. Vorrei srotolare tutto quello che so di lui, mi verrebbe subito da raccontargli che, studentessa a Milano, matricola alla Cattolica, con i miei capelli rossi e un cerchietto di strass che illuminava la mia timidezza, lo incontrai e lo seguii fino in Duomo. Si vedeva che voleva stare solo, pregare, forse - anche adesso parla di spirito, questo dottore mancato che aiuta l’AISM e Telethon - e io dietro, come un’ombra, giravo furtiva in quella semioscurità per strappargli uno sguardo quando, d’improvviso, lui si voltò verso di me e, e… sbuffò.. Lacerò un cuore! Vorrei chiedergli scusa per allora, mi trattengo e mi calo nel ruolo della giornalista. Vedo che però la mia cultura ‘fortisiana’ ripaga quando cito a memoria una sua poesia - per chi non lo sapesse è anche un poeta, oltre che un bravissimo cantautore - , perché gli brillano gli occhi. Parliamo della serata, mi spiega che stiamo vivendo momenti epocali strani e lui ha sentore di un nuovo Rinascimento, mi racconta della tournée in corso per presentare l’ultima creatura 'Vai Protetto,' della sua prossima apparizione su Rai Uno il 2 gennaio, alle 14. Ma Alberto, adesso che siamo sulla terra, le potrei chiedere, almeno in questo articolo se 'La Grande Grotta' ha quel significato metaforico che il mio amico psicologo e malizioso le attribuisce? Isabella Ferrari Aggradi