DONATELLA PARADISI - UN ANGELO DI PASSAGGIO (SALERNO - PAG.159 - 12,00 EURO) Un sabato d'autunno forse come tanti altri, diviso tra le incombenze di casa e il prepararsi per una cena a casa di amici. Donatella è a casa, insieme al marito e al figlio. Squilla il telefono, risponde il marito. Poche frasi, poi quel «è morta?» che sprofonda tutti nella disperazione. Una delle frasi fatte più scontata, più banale è che nessuno dovrebbe assistere alla morte di un figlio. Una frase scontata perchè non altrimenti potrebbe essere, banale perchè sembra non potere descrivere l'abisso di dolore nel quale un evento così luttuoso e inatteso ti scaraventa. Donatella Paradisi, giornalista e scrittrice, questo dramma l'ha vissuto quando, nell'ottobre di due anni fa, la figlia Maria è morta a Roma, in un incidente stradale. Un evento che ha fatto a pezzi la sua vita sino a quando ha compreso che quello di lasciarsi andare, di farsi cullare dal ricordo ricorrente e ipnotico e dal dolore era il modo peggiore per continuare a vivere. Pur senza avere accanto un pezzo della sua esistenza, come può esserlo una figlia. Il lento riappropriarsi di una vita che, inizialmente, per lei aveva perso ogni interesse, è descritto da Donatella Paradisi in «Un angelo di passaggio» che, apparentemente, non è affatto un omaggio al ricordo vivo e pulsante della figlia, ma il racconto di un lento, progressivo riappropriarsi della propria esistenza, messa in un angolo dal dramma. Donatella Paradisi non fa niente di più che raccontare se stessa e ciò che restava della sua famiglia, che lei ha saputo ricostruire, certo superando mille difficoltà, ma con la lenta presa di consapevolezza di non avere altra scelta. L'autrice, in questo «Un angelo di passaggio», racconta veramente tutto, non lasciando zone d'ombra, anche quando si tratta di momenti assolutamente privati e che in altri momenti passerebbero sotto il velo della riservatezza. Ma quando ha deciso di cominciare a scrivere quello che nato come un diario, dice, «si è trasformato in una cronaca familiare, le storie si sono moltiplicate e, ad un certo punto, ha fatto il suo ingresso il presente». Ma perchè questo libro? Per raccontare «l'inferno che ho attraversato (non diverso credo da quello di un malato con una prognosi infausta o di un soldato spedito in guerra)». Un inferno che Donatella Paradisi - certo insieme alla sua famiglia - non vuole sia veramente tale sino in fondo perchè, se ha deciso di scrivere e fare partecipi anche gli altri di quell'inferno, significa che ha scelto di vivere. Per sè e anche per quella figlia che non è un ricordo, ma è sempre presente in lei.