IRENE TINAGLI - 'TALENTO DA SVENDERE' (GLI STRUZZI EINAUDI - PAGG.191 - EURO 14,50) Negli anni Novanta si è verificata nel sistema economico mondiale una radicale ridefinizione dei fattori che producono valore. La competitività e la ricchezza di un paese non dipendono più dagli input fisici, le grandi industrie nazionali, le materie prime, le capacità produttive, ma sempre più da input immateriali come la conoscenza, l'intelligenza e la creatività umane, dal talento e dalla creatività delle persone che in quel paese vivono e lavorano. Sono le competenze e le risorse che creano innovazione e sviluppo. Nel dibattito economico internazionale l'elemento umano è tornato prepotentemente alla ribalta. Ma in Italia questo dibattito fa fatica a decollare. È l'analisi di Irene Tenagli, ricercatrice e osservatrice delle dinamiche di innovazione economiche alla Carnegie Mellon University, che analizza criticamente il sistema economico italiano. Eminenti studiosi italiani che di recente hanno vinto il Nobel per la Fisica, appartengono a quella popolazione che per emergere è emigrata all'estero, andandosi ad aggiungere alla lunga lista dei cervelli in fuga. L'altro dato è che l'Italia perde posizioni nello scenario competitivo globale. La verità dell'autrice è che la debolezza italiana va oltre le difficoltà finanziarie, legate all'andamento del debito, dell'euro o dell'inflazione. Per produrre innovazione e benessere è necessario innescare, stimolare, coltivare e valorizzare i processi creativi, perchè oggi il talento si nutre di competenza, di sapere, di confronto e di stimoli. È la catena del valore del talento che va considerata, i processi di formazione e valorizzazione attraverso cui questo si sviluppa, acquista valore e contribuisce a generare più ricchezza. L'autrice propone una soluzione: ciò che deve fare l'Italia è superare il mito dell'italiano creativo e lavorare per creare le condizioni di vitalità, apertura e dinamismo, sociale ed economico, per dare spazio e supportare i cittadini nei loro progetti. Il talento non è un genio, non è un gene, non è giovane, è piuttosto questione di meccanismi di sistema, di percorsi e logiche che regolano l'accesso alle opportunità. È un messaggio rivolto alla classe politica e dirigente, perchè si occupi di tutte quelle persone che non aspettano altro che smettere di sentirsi perennemente in svendita.