SILVANA DE MARI: IL CAVALIERE, LA STREGA, LA MORTE E IL DIAVOLO - (LINDAU; PP. 242; 16.00 EURO) Nove racconti di differente ispirazione e un saggio sulla morte. Il cavaliere, la strega, la Morte e il diavolo č anche il titolo del primo dei racconti del libro di Silvana De Mari, fantasy ambientato in una Sicilia a tratti medievale - il suo riferimento č l'opera dei pupi - in cui l'autrice assegna a una Bradamante stracciona il ruolo di protagonista. Lei, Beatrice Adalguisa Matilda Antenora, si trova alle prese con l'invasione musulmana («i saraceni erano ubriachi di avere il loro Dio che combatteva con loro e che era contento della loro guerra»), l'Inquisizione («gli inquisitori si occupavano solo degli eretici») e il martirio delle streghe («la strega sapeva leggere e scrivere, non si era mai sposata e distillava erbe»). Il secondo racconto - Seravezza, Alpi Apuane, Toscana, 1526 - narra invece il peregrinare di una giovane coppia attraverso il Mediterraneo («erano nati tra i castagni; erano stati bambini insieme»), incontrando «prima le coste del Mar Rosso, poi le sabbie del Sinai». E ancora, Roma 1692, dove la De Mari affronta il tema della violenza fisica, quella subita da una piccola serva «che sapeva fare il pane». Una mattina la giovane viene trovata legata in una scuderia: «lei non sapeva contare e non seppe mai in quanti l'avevano violentata». Il quarto e il quinto racconto (Capua 1860 e Santa Maria Capua Vetere, Provincia di Caserta, 1943), spiega l'autrice, sono collegati tra loro, trasposizioni reinventate di due morti vere, quelle di Zģ 'Ngiulillo (Zio Angelo De Mari), sacerdote ucciso con i garibaldini sul Volturno, «e quella del fratello di mio nonno, Enrico Ventrone, detto il Professore perchč conosceva a memoria il dizionario di latino». L'uomo viene fucilato dai soldati tedeschi per aver avvertito e fatto fuggire alcuni ricercati («non voleva morire, come nessuno vuole, neanche gli eroi»). Quindi la De Mari presenta alcune vicende contemporanee: da Una storia come tante («eserciti di formiche girano per la mia casa. Si intersecano e si incrociano, formando geometrie di righe e puntini») a Egregio dottor Babbo Natale («ho cambiato regalo: non voglio pił essere qualcun altro. Potresti portarmi la fierezza di essere me stesso?») a L'ultimo esame («giovani uomini e giovani donne che aspettano di sapere con che voto andranno ad affrontare la vita»). E ancora, un racconto di fantascienza dal titolo Cronache di vascello del capitano Aquindici - disperso sul pianeta dei barbari («fortunatamente Aquindici era immateriale ed immortale») - e in chiusura un saggio sulla morte, «perchč la nostra capacitą di raccontare nasce per ingannare l'attesa della morte, la coscienza che siamo mortali».