di Barbara Caffi
Guardare il mondo e non capirlo più.
Una crisi finanziaria e congiunturale che ha messo in ginocchio l’Occidente e di cui non si vede l’uscita; la politica sempre più distante e inefficace; gli esperti che sembrano non raccapezzarsi più; una società in vorticoso cambiamento che non si riconosce più nei valori di un tempo. A tutto queste cercano di dare una risposta Mauro Ceruti, senatore cremonese del Pd e docente di Epistemologia all’Università di Bergamo, e Tiziano Treu, già docente di Diritto del Lavoro all’Università di Pavia e alla Cattolica, ex ministro e oggi senatore Pd. Nel loro Organizzare l’altruismo. Globalizzazione e welfare, Ceruti e Treu guardano in faccia presente e futuro e propongono un suggerimento decisamente controcorrente rispetto a quanto accade oggi e a quanto lascia prevedere il futuro. Le criticità più attuali, secondo i due studiosi, sono da ricercarsi nei rapporti tra mercato e solidarietà e nell’avanzare della globalizzazione, fenomeno di volta in volta perseguito o temuto, demonizzato o valorizzato.
In questo ambito anche il welfare va completamente ripensato: non più lo Stato mamma che assiste dalla culla alla tomba, concedendo però solo gli spiccioli e distribuendoli sempre peggio. Ma un sistema più responsabile su cui, proprio oggi, occorre investire. «La crisi dell’economia è strettamente correlata alla crisi della democrazia — scrivono Ceruti e Treu —, ed entrambe sono causa ed effetto dell’indebolimento dei legami sociali e degli strumenti di partecipazione e di mediazione sociale. I nessi tra sviluppo, occupazione, modello distributivo, democrazia e welfare sono strettissimi. La declinazione del tradizionale ‘Stato sociale’ in un welfare comunitario e attivo, in grado di rispondere ai bisogni e di promuovere le capacità delle persone, in ogni fase della vita, può dare risposte adeguate alle esigenze di società in così rapida trasformazione; e può anche arricchire le esperienze e gli strumenti della cittadinanza attiva e della politica ».
Proprio in un periodo di crisi concreta e di penuria di risorse, quindi, sarebbe necessario ripartire dal welfare, inteso quasi etimologicamente come ‘stato di benessere’ e non confuso con lo Stato assistenziale cui è demandata la tutela dei cittadini. «La società civile organizzata, il terzo settore, il volontariato, gli enti bilaterali (impresa e sindacato), sono le risorse vitali e creative da coinvolgere per ripensare il welfare in una prospettiva comunitaria — dicono i due esponenti del centrosinistra —. In questo senso il ruolo dello Stato e delle istituzioni deve essere riconsiderato per superare tentazioni di interventismo onnicomprensivo e dirigistico, per incrementare gli interventi di sostegno alle capacità progettuali delle persone e allo sviluppo delle forme di auto-organizzazione sociale, e per garantire una base di prestazioni e di servizi accessibili a tutti i cittadini ».
Quello che propongono Ceruti e Treu, quindi, è un welfare che faccia da motore alla ripresa, che renda possibile la partecipazione attiva dei cittadini, più o meno organizzati, in questo non sottovalutando le teorie di Amartya Sen Zygmunt Bauman, ma neppure l’attenzione al sociale del cardinale Dionigi Tettamanzi o l’enciclica Caritas in veritate di papa Benedetto XVI.
Mauro Ceruti, Tiziano Treu, Organizzare l’altruismo. Globalizzazione e welfare, pagg. 178, Editori Laterza, euro 12.