CremonaOnLine/ Eventi e Spettacoli/ Letture/ Schede/

Simon Cox - ' I segreti del simbolo perduto'


SIMON COX - 'I SEGRETI DEL SIMBOLO PERDUTO' (MONDADORI - PAG.272 - 17,50 EURO) 

Un libro, per essere definito un successo, non ha solo come barometro il numero di copie vedute o le apparizioni in televisione del suo autore. C'è anche un altro elemento che serve a definirne il profilo, quello degli spin off, ovvero di altri libri che non hanno lo stesso autore, ma che da quello di successo derivano la loro ragion d'essere.    I libri di Dan Brown ne sono un esempio, perchè sulla scia dei vari «codici» e «demoni», sono stati pubblicati volumi che, semplicemente, voglio spiegare al lettore ciò che, si presuppone, il lettore stesso non abbia capito e mai riuscirà a capire, se non grazie a qualcuno che glielo spieghi.    È il caso di Simon Cox che, dopo «I segreti del Codice da Vinci» e «I segreti di Angeli e demoni», fa «filotto» con «I segreti del simbolo perduto», che si riferisce, naturalmente, all'ultima opera di Brown, uscito qualche mese fa, atteso, quanto predestinato al successo.   L'architettura di questo libro è eguale a quella dei precedenti e parte dall'assunto che il «lettore medio» si appassiona solo alle avventure del protagonista, Robert Langdon, mentre, sostiene Cox, Dan Brown scrive anche per altri, quelli che sono iniziati su certi argomenti, su certi eventi, su certi obiettivi. Un libro di «storia alternativa», come Cox definisce quelli che Dan Brown scrive, sarebbe quindi solo uno strumento per lanciare messaggi che, sostanzialmente, con la storia vera e propria hanno poco a che vedere.    Sarebbe lungo e arduo toccare tutti gli argomenti che Cox utilizza per spiegare ciò che Brown nasconde (solo qualche argomento: il calendario maya e l'imminente fine del mondo; i simbolismi massonici; i segreti di alcune costruzioni; il tempo di Salomone e i 'segretì dei mormoni).     Ma, per comprendere lo spirito che lo anima, basti pensare al riferimento che fa ad un protagonista del «Codice», l'arcivescovo Aringarosa, il cui cognome, dice Cox, non è casuale: perchè la prima parte, Aringa, deve essere anglicizzato in «herring» e la seconda, «rosa» deve subire una mutazione, diventando «rossa» e quindi essere tradotta, in inglese, quindi «red». Il risultato è un «red herring» che, in inglese, suona come «finta traccia», come sarebbero state finte le tracce lasciate nella spasmodica sulla trama del libro nella spasmodica vigilia della pubblicazione di «Il simbolo perduto». Chiaro, sì? O forse no....